Garlasco, il consulente della difesa contesta l’attribuzione dell’impronta ad Andrea Sempio
Il consulente Armando Palmegiani sostiene che le caratteristiche di un’impronta rinvenuta nella villetta di Garlasco non siano compatibili con Andrea Sempio.
Il consulente Armando Palmegiani sostiene che le caratteristiche di un’impronta rinvenuta nella villetta di Garlasco non siano compatibili con Andrea Sempio.
A poco più di un mese dalla chiusura delle indagini, la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. «Come un puzzle, con le tesserine che man mano vanno al posto giusto». Era il 2014 quando Rita Poggi, seduta sul divano della villetta di via Pascoli a Garlasco, ci parlava così della sua ricerca della verità sulla morte di Chiara.
Per la prima volta aveva aperto a Oggi le porte della casa dove, sette anni prima, sua figlia era stata assassinata. E ci aveva guidato nelle stanze pieni di ricordi, di una vita familiare spezzata di colpo la mattina del 13 agosto 2007. Una nuova tessera del puzzleOggi, a diciannove anni dal delitto, c'è chi sostiene di avere trovato un'altra tessera di quel puzzle.
Forse decisiva. È piccola, ha la forma di un'impronta e porta con sé una domanda: che numero di scarpe calzava l'assassino di Chiara? Quarantadue, fu scritto nelle precedenti perizie.
Quaranta, rispondono oggi i consulenti di Andrea Sempio. Due numeri di differenza che, secondo la difesa, basterebbero a escludere che quelle scarpe potessero essere indossate dall'indagato, che porta il 44. Mai come questa volta la verità potrebbe stare sotto le scarpe.
Più precisamente, nella suola a pallini che l'assassino impresse sul pavimento della casa, lasciando una serie di tracce che gli investigatori a distanza di quasi vent'anni continuano a studiare. Garlasco, i 21 indizi contro Andrea Sempio: che cosa sostiene l’accusa e cosa replica la difesa - LeggiMinuzioso studio delle scarpeArmando Palmegiani, consulente tecnico della difesa di Sempio, ne è sicuro: «Il nuovo studio può avere un peso decisivo». Il lavoro è stato svolto con il contributo di Giacomo De Angelis, specialista nella produzione di calzature, che ha esaminato sei paia di scarpe Frau, dal numero 39 al 44, dello stesso tipo di quelle indossate dall’assassino.
Il ragionamento parte da un particolare che può sfuggire a chi non è del mestiere. Non basta misurare la suola per stabilire quale piede possa entrarci. Lo spazio interno è più piccolo.
E le dimensioni, la disposizione e le distanze tra i caratteristici pallini della suola cambiano con la misura della scarpa. Utilizzando scansioni tridimensionali, De Angelis ha confrontato i diversi modelli con l'impronta numero 6, la più completa tra le 25 repertate in casa. Secondo la nuova consulenza, la sovrapposizione migliore si ottiene con il numero 40.
Una scarpa che, per le sue dimensioni interne, non potrebbe contenere il piede di Sempio. Ma non è soltanto una questione di numeri. Palmegiani mette in discussione anche la ricostruzione dei movimenti dell'assassino.
«Le impronte», sostiene, «documenterebbero un percorso dalla zona della scala verso la cucina, ma non il successivo tragitto di ritorno ipotizzato dagli investigatori. E se quel percorso fosse davvero diverso, bisognerebbe riconsiderare anche ciò che l'assassino fece prima di lasciare la villetta». Garlasco, la difesa di Andrea Sempio deposita le consulenze per confutare l’accusa - LeggiImpossibile non sporcarsiDifficile, davanti a queste nuove ipotesi, non tornare alla prima visita in casa Poggi.
Rita si fermò proprio, lì tra la porta d'ingresso e la scala, nel punto in cui Alberto Stasi sosteneva d’aver scoperto il corpo di Chiara. Impossibile non sporcarsi le scarpe di sangue. Allora la domanda riguardava il fidanzato della vittima successivamente condannato in via definitiva.
Oggi gli accertamenti sulle impronte sono al centro della nuova indagine che coinvolge Sempio. Sono questioni diverse, ma riportano entrambe l'attenzione su quello stesso pavimento. Ora la difesa di Sempio sostiene che le nuove misurazioni possano escludere il suo assistito.
La Procura ha espresso valutazioni differenti e il confronto tecnico resta aperto. Rita Poggi, dodici anni fa, ci disse che la verità sarebbe venuta fuori mettendo ogni tessera al posto giusto. Resta da capire se quella appena individuata sia davvero la tessera che mancava, oppure un altro pezzo di un rompicapo che, dopo diciannove anni, non smette di interrogare chi cerca di ricostruire gli ultimi attimi di vita di Chiara.
S.Maiolo--INP