Sir Simon Rattle inaugura Bologna Festival con la Chamber Orchestra of Europe
Il 29 aprile all'Auditorium Manzoni con brani di Bartók, Busoni e Brahms
Quando venne a Bologna per la prima volta, il 25 maggio 1985 al Teatro Comunale con la sua City of Birmingham Symphony Orchestra, aveva trent'anni e non era ancora baronetto: quarantuno anni dopo, Sir Simon Rattle, diventato nel frattempo uno dei più grandi direttori al mondo e direttore stabile dei Berliner Philharmoniker, della London Symphony e della Symphonieorchester des Bayerisches Rundfunks, torna finalmente sotto le Due Torri per inaugurare la 45/a edizione di Bologna Festival il 29 aprile all'Auditorium Manzoni. Il celebre maestro di Liverpool salirà sul podio della Chamber Orchestra of Europe, con la quale da tempo ha un intenso rapporto di collaborazione: e se per Rattle il concerto bolognese è una rarità, lo stesso non vale per il complesso sinfonico che a Bologna è quasi di casa, frequentando i suoi palcoscenici fin dai primi anni '80, quando vi debuttò sotto la guida di Claudio Abbado. Il programma che Sir Simon Rattle dirigerà al Manzoni, unico in Italia e sesto di una tournée che è iniziata ieri a Berlino e proseguirà a Essen, Colonia, Amburgo e Francoforte, si snoda in un percorso a ritroso che dal Novecento approda al tardo Romantismo con la Musica per archi, percussioni e celesta di Béla Bartók, la Sarabanda dal Doktor Faust di Ferruccio Busoni e la Sinfonia N. 4 in mi minore Op. 98 di Johannes Brahms. La Musica per archi, percussioni e celesta del 1936 di Bartók rappresenta uno dei vertici della sua produzione: una sintesi di rigore formale, tensione visionaria e richiami alla tradizione popolare. La Sarabanda dal Doktor Faust di Busoni, tratta dall'opera incompiuta che a Bologna venne allestita proprio nel 1985, rielabora la danza barocca in chiave moderna, con armonie dense e un'atmosfera oscura e introspettiva. La Quarta Sinfonia di Brahms (1884-85), infine, segna il culmine del suo percorso sinfonico: un'opera di grande coerenza formale e profondità espressiva, che rinuncia a effetti esteriori per concentrarsi su un linguaggio raffinato.
S.Abato--INP