Sudare troppo, un disturbo che colpisce fino al 3% bambini e adolescenti
Compromette la qualità di vita, al Bambin Gesù percorsi terapeutici fino alla chirurgia
Colpisce tra l'1 e il 3% di bambini e adolescenti e interessa soprattutto mani, piedi e ascelle: è l'iperidrosi, cioè l'eccessiva produzione di sudore, non una malattia grave, ma che mina la qualità della vita. Quando le terapie dermatologiche non sono sufficienti, all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è possibile ricorrere a un trattamento chirurgico mini-invasivo. Con oltre 230 interventi all'attivo, dall'avvio del programma chirurgico nel 2017 a oggi, l'Ospedale ha sviluppato la più ampia casistica pediatrica nazionale per questa procedura risolutiva. Quasi 1 ragazzo trattato su 2 (44%) proviene da fuori Lazio, in particolare da Campania, Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna. Per un adolescente può significare bagnare i quaderni mentre scrive, avere difficoltà a usare lo smartphone, praticare sport o suonare uno strumento musicale: l'iperidrosi è causata da un'iperattività del sistema nervoso simpatico, responsabile dell'attivazione delle ghiandole sudoripare. I primi sintomi compaiono generalmente già in età prepuberale e tendono ad accentuarsi in adolescenza. Alte temperature, umidità, ma soprattutto ansia, stress e imbarazzo possono generare un circolo vizioso: il timore di avere le mani sudate stimola ulteriormente l'attivazione del sistema nervoso simpatico e una produzione di sudore ancora più intensa e difficile da controllare. Oltre alle mani, il problema si localizza anche in zona ascellare. Nei casi più gravi possono comparire piccole vescicole pruriginose piene di liquido che richiedono un trattamento specifico. "L'iperidrosi non è un problema estetico - spiega May El Hachem, responsabile di Dermatologia dell'Ospedale - Per molti ragazzi diventa una limitazione concreta nella vita di tutti i giorni". Per questo sono cruciali diagnosi e un percorso terapeutico personalizzato. Si parte col dermatologo, che valuta il quadro clinico ed esclude legami con altre patologie o farmaci; poi consiglia comportamenti che favoriscano la traspirazione, ad esempio indumenti adatti e prodotti da applicare localmente. Nei casi più gravi il paziente viene inviato alla valutazione chirurgica. Tra le opzioni terapeutiche non chirurgiche rientra anche il trattamento con tossina botulinica, spiega Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia Pediatrica di Palidoro. Ma la procedura ha vari limiti tra cui il fatto che non è rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale.
S.Urgo--INP