Argirò, l'energia richiede supervisione nazionale e strategia europea
Ad Cva a 'Voci sul futuro'
"L'energia è una questione nazionale, non possiamo avere 20 regioni che dettano la linea, ci deve essere una supervisione nazionale rispetto ad una strategia e politiche energetiche. Lo stesso problema si pone a livello europeo: durante la pandemia l'Europa si è unita, ha costruito dei programmi comuni, ha messo insieme degli strumenti di carattere finanziario che hanno creato le condizioni per un rilancio degli investimenti, oggi bisogna fare la stessa cosa. Non ci sono ostacoli tecnologici, c'è un problema di volontà e miopia politica". Lo ha detto a Voci sul Futuro 2026 Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Compagnia Valdostana delle acque e vicepresidente di Elettricità futura, dialogando con i giornalisti ANSA e il direttore scientifico di ASviS, Enrico Giovannini. "Le nuove tecnologie — ha sostenuto Argirò — possono migliorare la nostra dipendenza dal fossile e dall'estero, e sotto il profilo della competitività consentono di produrre energia ai prezzi migliori tra tutte le fonti". Secondo l'ad di Cva, il futuro sarà prevalentemente elettrico, ma non c'è una sola fonte energetica in grado di garantire autosufficienza all'intero Paese. Bisognerà dunque puntare su una pluralità di tecnologie che "per la prima volta ci rendono detentori di materia prima energetica, cioè l'acqua, il sole e il vento". Dal punto di vista pratico, si è parlato anche dell'impatto energetico dei data center: "Un Gw di data center consuma l'equivalente del consumo domestico delle famiglie della Lombardia e del Piemonte messe insieme. Oggi in Italia abbiamo domande di installazione di data center per 89 Gw". Rispetto al conseguente aumento dei consumi, per Argirò si dovrà aumentare l'impiantistica rinnovabile con gli accumuli e il potenziamento delle reti. Per i settori hard to abate, quelli in cui il vettore energetico è difficilmente sostituibile, la soluzione è "costruire dei meccanismi di salvaguardia, investimenti e incentivi per le singole filiere industriali. Bisogna mettere tutti nella condizione di competere sullo stesso piano".
A.Foglio--INP